Una Sangiulianese a Leeds

Laura Rossi, ha sempre vissuto tra San Giuliano e San Donato. Da qualche anno vive in Inghilterra, dove insegna all’università di Manchester; ci parla di come sta vivendo la Brexit e questo periodo di grandi cambiamenti. 

Laura, parlaci di te. Come sei arrivata a decidere di vivere nel Regno Unito?

Sono partita per lo Yorkshire, nell’Inghilterra del nord, cinque anni fa, perché avevo vinto un assegno per un dottorato di ricerca all’università di Leeds. Mi avevano spinto a fare concorso all’estero la determinazione di volere una carriera accademica e la delusione per il sistema universitario italiano ma mi ero trasferita più con l’idea di fare un’esperienza temporanea che di iniziare una nuova vita. Poi invece una serie di circostanze lavorative e personali hanno fatto sì che rimanessi in UK anche dopo la fine del dottorato. Non ho mai pensato a questo fatto come a una vera e propria decisione di trasferirmi all`estero.  Sono cresciuta negli anni Novanta e come tanti della mia generazione sono stata educata a sentirmi europea: Leeds, Parigi, o Francoforte per me non erano più distanti o esotiche di Roma…

Che cosa fai lì? Come ti trovi?

Abito ancora a Leeds ma lavoro come docente di italianistica all’università di Manchester. Nella testa degli italiani tutta l’Inghilterra (se non addirittura tutto il Regno Unito) coincide con Londra ma nelle regioni del nord la vita è molto diversa. Mi piace molto vivere a Leeds. È una città che sta crescendo in fretta dopo avere avuto decenni difficili nel periodo della deindustrializzazione del paese. È giovane, culturalmente vivace e alle porte dei suggestivi Yorkshire Dales, ma così come Manchester (dove ogni giorno viaggio in treno per lavoro) soffre di profonde ineguaglianze sociali e tensioni. Inoltre, negli ultimi anni, dopo il referendum su Brexit, l’atmosfera è decisamente cambiata in tutto il paese. Sono stati anni di incertezza e diffidenza per certi versi.

Come pensi possa cambiare la tua vita con Brexit? Esiste una comunità italiana nella tua città? Ne avete parlato?

Altroché se se ne è parlato! La comunità italiana in UK è immensa e certamente anche a Nord e a Leeds. Senza contare che lavorando alla facoltà di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell’Università di Manchester, molti dei miei colleghi sono provenienti da tutta Europa.  Penso che per me cambierà il volume della burocrazia e dei documenti richiesti ma a quanto sembra dalle informazioni (molto vaghe, a dire il vero) ricevute finora, la mia “categoria lavorativa” non dovrebbe essere particolarmente affetta, e inoltre vivendo li’ ormai dai cinque anni non dovrei avere (spero) problemi ad ottenere i permessi i necessari. Certo, qualcosa nell’atmosfera che si respira è irrimediabilmente cambiato, è doloroso e difficile accettare di essere arrivati come concittadini europei e sentirsi, ora, stranieri.

Le elezioni di giovedì scorso sono state definite un secondo referendum sulla Brexit e il risultato è una netta vittoria di questa opzione. Te l’aspettavi? E perché?

Si, me l’aspettavo indubbiamente. Certamente Brexit era il fulcro delle elezioni e  i Labour di Corbyn hanno pagato l’ambiguita` del programma ma anche delle posizioni tenute nei tre anni passati rispetto a Brexit. Inoltre, dopo questo lungo periodo di incertezza economica e sociale credo che in molti cittadini britannici prevalga ormai il desiderio di arrivare a una risoluzione del problema. Anche se il Regno Unito ha un sistema elettorale maggioritario, è evidente che Brexit è ciò che i cittadini britannici vogliono. Ciò detto, un po’ mi rincuora sapere che vivo in una constituency (ndr. circoscrizione elettorale) che nel 2016 ha votato compattamente “remain” e che ha confermato questa posizione anche alle ultime elezioni…

Domanda d’obbligo: cosa ti manca dell’Italia e della tua città? (ndr nell’ultimo periodo in Italia era diventata ufficialmente San Donato)

 Ah, da dove inizio? Avrei una lista lunghissima e assai banale, per farla breve direi lo stile di vita (in tutte le declinazioni: dal caffè, al cibo, al modo di vestirsi) e ovviamente niente uguaglia la nostalgia della famiglia. Mi manca la possibilità di esprimermi nella mia lingua e quindi al meglio delle mie possibilità. Poi mi manca la pianura, intesa nella sua, beh, piattezza, visto che abito in collina e la vicinanza di una città bella come Milano. Di San Donato mi manca il mio percorso di corsa (senza salite!) e la vista del laghetto di via Europa da casa. Ma sono anche tante le nuove abitudini che ho preso in Inghilterra e alle quali ora farei fatica a rinunciare. La condizione dell’espatriato ha come caratteristica quella di sentirsi divisi a metà: ancorati alla propria origine e nazionalità, e al tempo stesso arricchiti e diminuiti dalla cultura di arrivo. Un tempo riuscivo a superare questo spaesamento chiamandomi europea, ma ora sarà più difficile.

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